Napoli, Ridotto del Teatro Mercadante: “Il luogo del paradosso” di Gabriella Stazio

Affascina da sempre. Materia prima della nostra esistenza, motore di ogni azione, contenitore di tutte le nostre emozioni, involucro dell’anima. Il corpo racconta sempre la sua storia. Allegra, sofferta, delicata, profonda, superficiale, dolorosa, matta…ogni volta diversa. Per la sua nuova avventura coreografica “Il luogo del paradosso” (nella foto di Pasquale Ottaiano), Gabriella Stazio parte da Jacques Le Goff, storico francese, e dalla sua teoria:” Il corpo è il luogo del paradosso, il luogo dove si incontrano peccato e martirio. Un luogo oltre la logica o un problema senza soluzione, oppure contro le regole o meglio oltre l’apparenza”.

Coprodotto da Movimento Danza e dal Teatro Stabile di Napoli – Teatro Nazionale, lo spettacolo, presentato in prima assoluta e diviso in due episodi, è andato in scena al Ridotto del Teatro Mercadante nell’ambito della rassegna di danza contemporanea #Stabiledanza che prevede un calendario vario con ben sei titoli in programma spaziando da José Montalvo a Virgilio Sieni con Emio Greco e Pieter C. Scholten solo per citarne alcuni.

La storia di Gabriella Stazio parte da molto lontano: coreografa, danzatrice, insegnante, direttore della compagnia, dell’associazione (dal 2000 Ente di Promozione Nazionale) e della scuola Movimento Danza – che quest’anno celebra quarant’anni di attività – è stata una pioniera della danza contemporanea a Napoli. Per il debutto della sua nuova coreografia ha voluto con sé due dei suoi maestri: Roberta Escamilla Garrison e Joseph Fontano, due pilastri della danza contemporanea italiana, rispettivamente (e gloriosamente) ottanta e settanta anni ma è inutile fare conti…perché la loro energia è pari a quella di due ventenni! Vederli in scena è stato galvanizzante per la presenza, la competenza, la gestualità nitida, il senso del movimento, dello spazio, della musicalità – singolari le musiche originali, suonate dal vivo da Francesco Giangrande – uniti alla capacità interpretativa e creativa, con la libertà di improvvisare nei tempi giusti.

E non poteva essere diversamente visto che nella loro lunga carriera di docenti hanno formato una gran quantità di giovani danzatori (e continuano a farlo). Accanto a loro Claudio Malangone, coreografo e direttore artistico della compagnia Borderline Danza; Michele Simonetti, professore di danza contemporanea presso il Centre Anjaliom e il Conservatorio Erik Satie Le Blanc Mesnil di Parigi; Sonia di Gennaro, membro stabile della compagnia da trentadue anni, docente e coreografa; Angela Caputo, giovane e promettente, all’inizio della sua carriera. Bravi, intensi, perfettamente a loro agio nello spazio scenico, attenti a staccarsi dal gruppo per poi rituffarcisi dentro con nuovi movimenti, nuove soluzioni.

Per raccontare le avventure del corpo in una sorta di metamorfosi continua, Gabriella Stazio – autrice di numerosi lavori rappresentati in giro per il mondo – ha costruito una lunga sequenza senza soluzione di continuità, lasciando spazio all’improvvisazione che viene esaltata dalla fantasia, dalla creatività e più di tutti dalla infinità possibilità di movimento di cui è capace un corpo, “metamorfosi dei tempi nuovi”. Ma anche il luogo dove passato e presente si incontrano, si mischiano, si confondono, si spingono a vicenda in un perpetuo alternarsi. Anche il continuo cambio d’abiti degli interpreti, evidentemente, rafforza la mutevolezza dei personaggi e il loro perenne cambiamento. Il lavoro di gruppo non è mai facile ma questo insieme di danzatori così diversi tra loro ha saputo creare un nucleo stretto che ha sprigionato un bellissimo feeling, ciascuno con la propria esperienza, di vita e di scena, uniti nel dare forza e verità alla loro danza. Espressa col corpo ma anche con l’anima.

Elisabetta Testa

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