Duilio Ingraffia:”La danza è un’arte completa che regala emozioni”

Con precisione assoluta e grande senso di responsabilità, ha lavorato al fianco di Paul Chalmer per la ripresa del Sogno di una notte di mezza estate in scena al Teatro San Carlo di Napoli. Serio, determinato, affidabile, Duilio Ingraffia – nato a Palermo ma sempre in viaggio per lavoro – è un simpatico affabulatore che ha tanto da raccontare. Ballerino, assistente coreografo, maître de ballet, è un gran lavoratore che dietro una calma apparente nasconde la sua straordinaria forza d’animo.

Mi racconta com’è entrata la danza nella sua vita?

In maniera meravigliosa perché ho la fortuna di avere un padre che ama il teatro e fin da piccolo mi ha introdotto all’arte, sia all’opera che al balletto. Aveva una collezione di videocassette tra cui la trilogia di Čajkovskij (La bella addormentata, Lo Schiaccianoci, Il lago dei cigni) che guardavo al posto dei cartoni animati. Ero innamorato della musica, della danza, dei costumi, dei movimenti che poi ho iniziato ad imitare. Molto dopo ho cominciato a studiare danza. Vivevo in un piccolo paesino dove non c’era nessuna scuola di danza e i miei genitori non avevano la possibilità di accompagnarmi a Palermo perché troppo impegnativo. Questa passione si è trasformata in canto, in disegno fin quando dieci/dodici anni dopo aprì una scuola di danza e con mia sorella, unica complice perché avevo paura a dirlo in giro per i soliti pregiudizi, ho cominciato con Daniela Dispenza ed Milena Mirri, figlia di una maestra che proveniva dal Teatro San Carlo, alla quale sto dedicando la mia attuale permanenza a Napoli. Ho proseguito qualche anno al Balletto di Roma dove Franca Bartolomei e Walter Zappolini sono stati i miei mentori principali, e ho completato i miei studi alla Scuola del Teatro dell’Opera di Roma.

Quali sono state le difficoltà?

Ho iniziato a spostarmi a sedici anni…ho vissuto pochissimo con i miei genitori in Sicilia. Ho vissuto momenti di solitudine ma ho avuto la fortuna di trovare famiglie che mi hanno fatto sentire a casa e quindi ho passato gli anni di formazione in totale armonia col mondo, alla riscoperta di me stesso. Ho frequentato scuole che mi hanno accolto, compagni che mi hanno fatto sentire finalmente accettato e in realtà questa esperienza mi ha salvato, non mi ha tolto nulla, ha solo aggiunto elementi alla mia vita.

Chi ha inciso di più nel suo percorso artistico?

Una grande maître de ballet che ho conosciuto al Teatro Nazionale di Zagabria con la quale sono cresciuto molto, mi ha insegnato a sopportare il dolore, ad andare oltre i miei limiti, a cercare la perfezione, il suo nome è Suzana Bačić, croata, e purtroppo ci ha lasciati due anni fa. Mi ha dato l’attitudine giusta alla professione del ballerino, alla disciplina, al metodo di approccio alla prova, non solo fisico ma anche psicologico.

Come, quando e perché ha cambiato ruolo, da ballerino ad assistente e maître de ballet?

È una cosa che mi ha decisamente stupito perché non era nei miei piani. Immaginavo sempre una carriera che poi sarebbe finita con applausi, fiori e sipario! Probabilmente sarei diventato un arredatore di interni perché il design è una mia grande passione. C’è una presenza che ha dato una svolta alla mia carriera che è quella di Giorgio Madia. Con lui ho lavorato in qualità di ballerino, poi siccome ci sono state delle incomprensioni col direttore al Teatro dell’Opera di Zagabria – dove ho svolto gran parte della mia carriera – e mi sono fatto male al ginocchio, ho smesso di ballare a 31 anni. Giorgio stava creando una produzione, sapeva come lavoravo e mi ha chiesto se volevo fargli da assistente, proprio per Sogno di una notte di mezza estate all’Opera di Cracovia. Ho accettato senza esitare, non sapendo cosa mi aspettasse ma … è stata la mia scuola. Giorgio mi ha formato in pochissimo tempo, era molto esigente ma nel giro di pochi mesi ho capito il metodo, l’approccio efficiente con i ballerini e ho conquistato anche la fiducia dei direttori delle compagnie dove lui mi portava. Pian piano mi hanno chiesto di assistere altri coreografi nei loro teatri e quindi ho cominciato a viaggiare fino ad arrivare a Paul Chalmer. Al Teatro Moravo di Olomouc, nella Repubblica Ceca, ho conosciuto Paul e ho lavorato con lui ne Il lago dei cigni. Siamo subito andati d’accordo tra l’altro mi occupavo anche del settore costumi e Paul ha una grandissima fantasia.

Quali sono le difficoltà di un assistente alla coreografia?

La prima è quella di saper prevedere, il lavoro non si limita solo alla sala prove. Sogno di una notte di mezza estate è la ripresa di un balletto andato in scena sette anni fa quando io non ero parte della produzione, quindi ho dovuto imparare tutto da zero! In questo lavoro bisogna trovare la chiave giusta per comunicare con i ballerini, non devi solo spiegare i passi ma il ruolo che si interpreta. Il linguaggio tecnico poi forgerà il personaggio, bisogna creare un’atmosfera che possa aiutare tutti a dare il meglio, quindi ci vuole molta calma, serenità, chiarezza, trasparenza, sincerità, spero di esserci riuscito…Tutti devono sapere tutto, l’organico deve essere distribuito in maniera intelligente e il coreografo deve avere alla fine ciò che si aspetta. Cerco di seguire la sua linea guida per costruire il balletto, non è facile perché è un continuo adattamento, ogni volta devi imparare un nuovo linguaggio, ognuno ha il suo.

Che cosa la colpisce in un danzatore? La bellezza fisica, l’interiorità, la tecnica, l’armonia?

Sicuramente la fisicità, il bello è oggettivo e in questo mestiere in cui si è molto esposti, ci sono dei canoni ben precisi. Sono attratto dalla velocità di apprendimento di un danzatore, mi piace l’attenzione totale, la generosità nell’aggiungere qualcosa di proprio, bisogna lavorare profondamente il proprio ruolo. Io ti do un linguaggio, attraverso questo linguaggio tu mi parli. Io ti do la chiave, tu mi devi dare il contenuto.

Che cosa la emoziona nella danza?

Il potere di trasferire un’emozione. Per me la danza è un’arte completa: attraverso il movimento e la drammaturgia, connessa con la musica, regala emozioni.

Serve l’umiltà secondo lei?

Serve tantissimo, per non sentirsi mai arrivati e spingere sempre di più. L’umiltà aiuta ad avere consapevolezza di sé stessi, se sei umile avrai intorno a te un’aura che tutti vedranno, questa luce forgia il ballerino.

Che cosa le piace del mondo della danza e cosa non sopporta?

Mi piace la possibilità di interpretare i ruoli più diversi, entrare per un momento nella vita di qualcun altro mi affascina tantissimo. Sono un free lance e la danza mi dà la possibilità di viaggiare tanto, non c’è cosa più bella che farlo col lavoro che amo. Quello che non sopporto è la gestione della danza: oggi è tutto un business/do ut des/public relations/amici di… è un mondo artefatto, mi rendo conto che il business è una parte essenziale, nulla è gratis ma spesso e volentieri si dà troppa importanza a questo aspetto mettendo da parte il fine, ovvero presentare uno spettacolo che possa essere ricco e generoso per chi lo vede. Un tempo la danza di qualità arrivava anche nelle piazze ora invece ci arrivano allievi di scarsa qualità.

È ambizioso?

Purtroppo no! Sono un perfezionista ma non ho quell’ambizione sfrenata che porta a sgomitare…Se succede qualcosa è perché era scritto, se non succede non bisogna accanirsi.

Tre aggettivi che la rappresentano?

Positivo, responsabile, autocritico.

Ce l’ha un progetto o un sogno da realizzare?

In questo momento mi piace collezionare esperienze. Non sono né tanto giovane né tanto vecchio ma ho ancora energia per vedere il mondo e portare il mio aiuto a tante persone, coreografi, compagnie. In futuro vorrei che mi fosse riconosciuto quanto fatto, spero di ricevere l’offerta di un lavoro stabile in un teatro che possa conciliarsi anche con i miei affetti e diventare un luogo in cui comprare casa e realizzare i miei sogni.

Che esperienza è stata Sogno di una notte di mezza estate di Paul Chalmer al Teatro San Carlo di Napoli?

Mi ha insegnato tanto, mi ha lasciato una grande forza dentro nell’affrontare la giornata con cento persone davanti e dover gestire tutto, ho passato notti insonni per la preparazione ma è stata una grande crescita professionale che ho affrontato con responsabilità e determinazione. La visione di Paul Chalmer mi ha insegnato a concedermi di sognare e di fantasticare, lui ha concepito questo balletto quando era già maturo ma ciò che vediamo oggi è la sua fantasia ed è la fantasia di un bambino. Mi ha insegnato a cercare il bambino dentro di me che potesse capire ciò che lui ha afferrato e che io invece ho dovuto imparare.

Come ha lavorato in questi mesi con la Compagnia del Teatro San Carlo?

Ho lavorato molto bene, ci sono splendidi ballerini e un buonissimo livello tecnico. Purtroppo in Italia non se ne sente parlare abbastanza di questa compagnia, siamo bombardati dall’Opera di Roma, dal Teatro alla Scala di Milano e paradossalmente anche dal Teatro Massimo di Palermo, mentre il Teatro San Carlo in questi anni è rimasto un po’ in ombra. Non ho mai visto le étoiles del San Carlo ospiti di performances in giro, mi dispiace molto perché meritano di farlo. Una nota negativa, riferita né al Corpo di Ballo né alla direzione, è il sistema italiano dei sindacati che, avendo io portato avanti una carriera all’estero, ha una dinamica che mi è totalmente sconosciuta. Ho cominciato a lavorare in Italia con compagnie private, tra cui il Balletto di Milano poi sono stato qualche anno all’Arena di Verona…da ballerino te ne accorgi meno ma da persona che deve gestire situazioni è terribile…pensi di entrare in teatro per fare arte ma in realtà entri in un tribunale. Ogni cosa può essere obiettata, contrastata, contestata, è un sistema che spesso e volentieri va contro l’interesse stesso del danzatore. Sono d’accordo che i ballerini debbano tutelarsi, debbano avere dei diritti, essere rispettati ma il sistema ha affossato il percorso per arrivare ad un buon risultato finale. C’è un problema con i pianisti per cui la Compagnia ha un’ora di lezione quotidiana che non è abbastanza, non è sufficiente per il tipo di repertorio che deve affrontare. Capisco perfettamente le posizioni dei ballerini e quelle dei pianisti e spero che si risolvano al più presto. E poi le prove di scena, con le pause dell’orchestra che a volte non collimano con l’orario di prova dei ballerini… Mi devo abituare, è la mia prima volta in Italia e per me è tutto nuovo, è possibile che sia io il problema!

Che cos’è la danza per lei?

La chiave che ha salvato la mia vita!

Elisabetta Testa

 

 

 

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