"Coppélia" al Teatro San Carlo, un grande successo

A pochi secondi dall’apertura del sipario, lo stile inconfondibile di Roland Petit, uno dei più celebri coreografi del Novecento, appare in tutta la sua unicità: movimenti diversi, veloci ed inusuali, con tanto di ammiccamenti, mossettine frivole e una grande esuberanza espressiva al servizio dell’ironia. La versione tanto attesa di Coppélia (Anbeta Toromani e Alessandro Macario nella foto di Luciano Romano), in scena al Teatro San Carlo con la compagnia napoletana guidata da Lienz Chang, ha riscosso un meritatissimo successo. L’ambientazione Belle Epoque ha invaso lo spazio scenico tra uomini galanti in uniforme che subiscono il fascino di donne particolarmente femminili nelle loro movenze. Ogni cosa è come ci si aspetta. Nessun graffio distrae lo spettatore dallo svolgimento della vicenda, spiegata così bene come se si leggesse un copione. E si perché Roland Petit è un maestro della narrazione, uno che sa perfettamente come tradurre il gesto in significato, raccontando una storia con tutte le sfumature possibili.Ha una musicalità pazzesca e utilizza un bagaglio tecnico che spazia in lungo in largo, passando dal linguaggio classico al can-can. Il balletto Coppélia ovvero La ragazza dagli occhi di smalto – tratto dal racconto di E.T.A. Hoffmann “L’uomo della sabbia” – andò in scena per la prima volta il 25 maggio 1870 all’Opéra di Parigi con la coreografia di Arthur Saint-Léon e la musica di Léo Delibes.La versione che Roland Petit ha creato nel 1975 – e riproposto al Teatro San Carlo nel 1998 – mantenendo la musica originale diretta con grande forza dal maestro David Garforth, si focalizza sull’estraneità dei rapporti tra Coppélius, Swanilda e Frantz. Straordinario Luigi Bonino, nel ruolo del dottor Coppélius, che somma una carriera densa di esperienza al fianco del coreografo francese, prima come ballerino e poi come supervisore coreografico nel rimontarne il lavoro in giro per il mondo. Verve infinita, grande padronanza scenica, è terribilmente romantico nel valzer con la bambola che rappresenta il momento clou dell’intero balletto.Nelle travolgenti scene di insieme in cui risplende tutta la bravura e la qualità di lavoro di un corpo di ballo ben affiatato e pieno di talenti, spicca la presenza di Anbeta Toromani che senza soluzione di continuità porta avanti il ruolo di Swanilda in maniera ineccepibile. Bella, delicata ed incisiva nel gesto, forte e sicura nella tecnica, è perfettamente a suo agio dall’inizio alla fine dello spettacolo ed è un vero godimento vederla ballare. Accanto a lei Alessandro Macario, in gran forma, sfodera grinta e bravura in ogni piccolo dettaglio, dai salti imponenti e vigorosi ai giri da compasso e conferma che l’esperienza accumulata negli anni accresce un lavoro di qualità sempre più rifinito.Le scene e i costumi di Ezio Frigerio sottolineano il mondo della Belle Epoque che esplode nei momenti di gruppo fino al gran finale, turbinoso, divertente, pieno di vitalità contagiosa.“Tutta la felicità è intessuta di infedeltà” scrive Roland Petit nelle sue note, quando finalmente Frantz ritorna dalla sua Swanilda, al povero Coppélius restano solo i pezzi di una bambola in frantumi.E’la fine malinconica di un sogno.Negli altri cast si alterneranno Ksenya Ryzhkova e Dmitry Sobolesvskij, e Luisa Ieluzzi con Alessandro Staiano, giovani talentuosi del Teatro San Carlo.Elisabetta Testa

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