Luigi Crispino, un napoletano a New York

Ha fatto appena in tempo a diplomarsi alla Scuola di Ballo del Teatro San Carlo, sotto la direzione di Anna Razzi. Poche ore dopo, ha realizzato il sogno di molti: entrare alla Scuola dell’American Ballet, una delle più prestigiose al mondo. Bellissimo, un corpo statuario con tutte le doti possibili, Luigi Crispino (nella foto di Luigi Bilancio), mantiene i piedi per terra mentre costruisce il suo futuro che ha tutte la caratteristiche di un percorso luminoso.Com’è iniziato il sogno americano?Nel Novembre del 2014. Nonostante numerosi problemi burocratici legati al fatto che ero minorenne sono riuscito, grazie alla signora Anna Razzi, allora direttrice della Scuola di Ballo del Teatro San Carlo a partire per Mosca per partecipare al Premio Roma Jia Ruskajia, promosso dalla Fondazione dell’Accademia Nazionale di Danza presieduta da Larissa Ansimova. Per l’occasione vi erano le migliori scuole di ballo provenienti da tutto il mondo, è stato lì che Franco De Vita, direttore della Jacqueline Kennedy Onassis School at the American Ballet Theatre-NY, mi ha offerto una borsa di studio per partecipare ai corsi estivi che si svolgevano a New York. Sono partito lo scorso giugno, di notte, subito dopo il mio passo d’addio al Teatro San Carlo, ed è così che è iniziata questa meravigliosa avventura. Al termine della Summer  intensive (luglio scorso) mi è stata conferita una ulteriore borsa di studio per frequentare per un anno la scuola dell’American Ballet Theatre di NY. È stato un anno intenso, ricco di esperienze entusiasmanti, di incontri con grandi professionisti, di recente ho firmato un contratto con ABT Studio Company e non vedo l’ora di iniziare a lavorare con loro a settembre.Partendo dall’inizio…com’è entrata la danza nella tua vita?Quasi per gioco, ero troppo piccolo per avere la consapevolezza di ciò che stavo facendo. Ricordo solo che amavo ballare e ascoltare la musica, per questo devo ringraziare i miei genitori che sono strati attenti a capire e sostenere la mia indole artistica. A soli otto anni sono entrato a far parte della Scuola di Ballo del Teatro  San Carlo. Durante il mio percorso nella scuola ho avuto l’opportunità di studiare con grandi professionisti. Ho mosso i primi passi di danza con la maestra Antonina Randazzo, la quale mi ha formato e mi sono perfezionato durante gli ultimi corsi con la maestra Martha Iris Fernández dalla quale oltre la tecnica ho imparato ad avere forza e resistenza, il tutto sempre sotto l’occhio vigile e attento della direttrice Anna Razzi. Un altro grande insegnante a cui devo tanto per la mia formazione nello stile contemporaneo è il maestro Dino Verga. Quali sono state le difficoltà?La più grande è stata quella di conciliare lo studio scolastico con la danza e, non da meno, dover affrontare ore di viaggio ogni giorno per poter raggiungere il teatro dato che vivevo fuori città. Ma la passione per la danza e il supporto dei miei genitori mi hanno fatto superare ogni ostacolo.C’è qualcuno che ha inciso nel tuo percorso artistico?Sicuramente la Signora Anna Razzi che è stata colei che mi ha seguito durante tutto il mio percorso artistico; da lei ho sempre ricevuto ottimi consigli e ancora oggi, nonostante le distanze, mi rivolgo a lei quando devo prendere decisioni importanti. Ma anche tutti gli  altri insegnanti che mi hanno seguito mentre ero a Napoli dalla maestra Antonina Randazzo a Martha Iris Fernandez, Dino Verga e Luigi Ferrone. Da ognuno di loro ho imparato qualcosa di diverso che porterò sempre nel cuore e nella mente.Quanto contano la disciplina e il rigore nello studio?Sono le basi solide senza le quali è impossibile lavorare con insegnanti e coreografi e soprattutto con se stessi perdendo così l’opportunità di migliorare e di crescere artisticamente. Appena diplomato hai avuto subito un’opportunità importante, non capita tutti i giorni…come l’hai vissuta?Ho atteso il giorno del mio diploma per anni e quando è arrivato sembrava quasi un sogno, ero molto emozionato e soddisfatto del lavoro fatto. Tutto ciò mi ha donato forza e coraggio, ero pronto ad affrontare qualsiasi difficoltà, pronto per un “nuovo inizio”.Quale dote secondo te non può mancare ad un ballerino?Umiltà e determinazione.Che cos’è l’umiltà?La consapevolezza dei propri limiti, dei propri difetti e dei propri pregi. Dote indispensabile per un ballerino grazie alla quale si può migliorare lavorando con grinta e sfruttando al meglio le proprie capacità.Per quali ruoli ti senti più portato? Romantici, brillanti, virtuosistici?Adoro i balletti romantici dove oltre alla tecnica viene esaltata la concezione dell’amore puro e soprattutto è richiesta una profonda interpretazione; allo stesso tempo mi piace l’energia che ti regala ballare un ruolo brillante. Non ho un ruolo o un balletto preferito mi piace mettermi in gioco ogni volta e cercare di soddisfare ogni diversa richiesta coreografica.Sei soddisfatto di questa meravigliosa esperienza americana?Più che soddisfatto! Vivere qui mi ha fatto crescere molto in tutti i sensi ma soprattutto artisticamente. Ho avuto l’onore di lavorare con grandi maestri e di ballare sulle scene americane. Devo ringraziare in particolare il maestro Franco De Vita che mi ha dato l’opportunità di entrare a far parte di ABT “una grande famiglia”. Ho imparato tanto da lui e dal maestro Raymond Lukens che curano tutti i loro allievi in modo speciale e spero un giorno di avere l’onore di poter imparare ancora da loro.Quanto tempo resterai ancora in America?Fino a quando si presenterà l’opportunità di restare. Hai mai avuto paura in questi lunghi mesi lontano da casa?Ho avuto dei momenti di sconforto, non sono mai stato così lontano dalla mia famiglia e dai miei amici. Credo che ci sia sempre un pizzico di paura in ognuno di noi quando bisogno affrontare qualche situazione nuova, l’importante è essere convinti delle proprie scelte, dare il meglio di se trasformando la paura in forza e vivendo ogni momento e ogni opportunità. Non siamo destinati ad avere successo in ogni cosa che facciamo ma non per questo non dobbiamo provaci fino in fondo.C’è molta competizione?New York è piena di ballerini stupendi provenienti da tutto il mondo e una sana e leale competizione non può mancare, anzi non può essere che uno stimolo a migliorare sempre di più. Chi è il tuo ballerino preferito?Ci sono tanti ballerini ai quali mi ispiro ma il modello più alto resta senza dubbio Roberto Bolle.Che cosa ti piace e che cosa non sopporti del mondo della danza?Amo la scena e le emozioni intense che ti regala. Non sopporto che ci sia davvero poco tempo per poter fare carriera e inoltre credo sia triste che sono in pochi coloro che seguono il mondo del danza e godono delle emozioni che può offrire.Qual è la differenza tra l’Italia e l’America per quanto riguarda la danza?In America tutto è basato sulla meritocrazia e grazie al numero infinito di compagnie sparse in tutto il continente ci sono molte opportunità per chi lavora sodo. Ma i teatri italiani sono ricchi di storia e hanno un fascino unico. Tre aggettivi che ti descrivono?Passionale, determinato, perfezionista.Che cos’è la forza per te?La spinta che ti fa andare avanti nella vita. La mia forza deriva dai miei sogni!Che cosa rappresenta il Teatro San Carlo per te?E’ stato la mia casa, il luogo in cui sono cresciuto. Mi ha regalato delusioni, gioie e ricordi che resteranno per sempre nel mio cuore. E’ un teatro meraviglioso che continuerà ad essere il posto dove tutto ha avuto inizio e che continuerò ad amare. Che cos’è la danza per te?Passione, espressione. Una vita fatta di sacrifici, delusioni e soddisfazioni, è la possibilità di essere artisti, commuovere, ispirare e anche divertirsi. Oltre ad essere un lavoro è quello che amo fare nella mia vita.Elisabetta Testa

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