Tanti auguri Carla!

Ha segnato il mondo della danza, allargandone i confini. Icona mondiale, sublime interprete del balletto romantico, è senza dubbio la più grande Giselle del pianeta. Eppure nella sua lunghissima e luminosa carriera ha interpretato centinaia di personaggi, dal grande repertorio classico (la Silfide, Giulietta, Aurora, Odette, Cenerentola) a quelli letterari e contemporanei: Medea, Mirandolina, Zelda, Isadora Duncan, Coco Chanel, Eleonora Duse. Versatile come poche ballerine al mondo ha saputo ogni volta reinventare il suo ruolo rendendolo unico, singolare, assolutamente fuori dagli schemi. Basti pensare alla sua longevità artistica.

A parte la grazia, segno distintivo di una rara sensibilità emotiva, il gesto è sempre nitido, la presenza carismatica, l’espressività incisiva. Mai sopra le righe, anche nei momenti più drammatici. Grande musicalità e senso teatrale, visibile in ogni piccolo movimento – nella mimica facciale oltre che nelle linee del corpo – hanno fatto di lei una ballerina fuori dal comune che emana la luce dell’arte. Ha danzato al fianco dei più grandi ballerini del secolo, da Erik Bruhn a Rudolf Nureyev, con i coreografi più prestigiosi del mondo, da George Balanchine a Roland Petit, scrivendo una grande pagina della storia della danza, a cui ha dedicato tutta la sua vita.

Preceduta dalla fama, dai ricordi e dagli incontri indelebili, Carla Fracci (nella foto di Luciano Romano) – energia/grinta/determinazione e arte infinita – continua ad emozionare.

“Ho interpretato una enorme quantità di ruoli, drammatici o romantici – mi racconta –  ma ogni personaggio ha il suo stile e va vissuto per quel che è. In ogni creazione c’è letteratura, poesia, musica, e questo insieme di elementi è sempre straordinario perché dà origine a mille emozioni diverse, ogni volta. Ho fatto tanto per divulgare l’arte della danza, mentre ero guest artist dell’American Ballet Theatre (una delle più importanti compagnie del mondo) con il sostegno e l’intuito di mio marito Beppe Menegatti, ho inaugurato una politica di decentramento della danza su tutto il territorio nazionale. Negli anni ’70 ho portato la danza ovunque, e non è stato facile. Tutto questo è successo molto tempo fa, quando ero all’apice della mia carriera e non mi sono limitata ad andare da sola ma ho sempre esteso l’invito a tanti ballerini che erano al mio fianco di volta in volta. Non posso dimenticare che all’Arena di Verona ho registrato il tutto esaurito, al pari dell’opera lirica, e una volta per la grande richiesta ho riproposto La Bella Addormentata da mezzanotte alle tre, per accontentare i fans più appassionati. Abbiamo portato in Italia balletti non ancora conosciuti come Il fiore di pietra, con i partners più prestigiosi e con allestimenti pazzeschi. La strada era molto lunga e i riconoscimenti avuti ce li siamo conquistati con fatica, sacrifici e abnegazione.”

Qual è la dote che non può mancare ad un ballerino?

L’umiltà. È una cosa che non si insegna e consiste nel saper ricominciare ogni volta daccapo.

E il ricordo più emozionante della sua carriera?

Gli incontri diversi, i rapporti che ho vissuto con le tante persone con cui ho condiviso momenti indimenticabili. Centinaia di teatri, città, compagnie e culture differenti che mi hanno arricchito.

Nel ruolo di direttrice di compagnia ho approfondito il lato umano perché si diventa psicologi… e poi è gratificante trasmettere la propria esperienza ai più giovani. Sono sempre stata accolta con molta stima e rispetto nei teatri in giro per il mondo. Certo, sono stata privilegiata, ho vissuto in un momento magico per la danza e ne sono particolarmente felice. Ora ho il dovere di trasmettere tutto quello che so, l’esperienza di una vita fa parte di me, mi ha arricchito immensamente. Ho lavorato sodo, senza sosta, sono andata avanti con tenacia e professionalità. Felice di ballare per i potenti, le regine, i presidenti e i grandi artisti della terra, soprattutto entusiasta di portare il messaggio della danza, pieno di poesia e bellezza.

Ha ballato tante volte a Napoli, che cosa rappresenta il Teatro San Carlo per lei?

E’ stato la mia seconda casa, per lunghissimi anni. Napoli è una città che ho sempre amato, la città dove ho più amici, persone affettuose che mi circondano, e tutto questo è commovente. Sento intorno a me la gratitudine e la riconoscenza.

Che cos’è la danza per lei?

Ha occupato talmente tanto la mia vita che si confonde con la vita stessa. Sono stata portata dai miei genitori alla scuola di danza come si accompagna un figlio a qualsiasi altra scuola… la mia famiglia vedeva la danza come una possibilità. Alla base della scelta né frustrazioni né ansie, soltanto il suggerimento di un’amica di famiglia che vedendomi ballare in giro per la casa aveva colto il mio orecchio musicale ed una certa sensibilità. Nella danza contano molte cose, sono importanti la disciplina, il rigore, la volontà. Per potersi fidare del proprio corpo bisogna sapere perfettamente chi si è, che cosa si vuole e che cosa si sta per fare. Senza illudersi, piuttosto con la capacità di resistere alle illusioni come alle delusioni. La danza è una disciplina durissima, spesso ignorata, perché non traspare dagli aerei volteggi di una ballerina. Si basa su un lavoro quotidiano dal quale poi, come risultati visibili, potranno scaturire armonia, leggiadria, leggerezza.

Elisabetta Testa

 

 

 

 

 

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